Era il 6 gennaio 1980. A Palermo un giovane si affaccia al finestrino di un’auto diretta in chiesa. Spara a sangue freddo. A morire è il Presidente della Regione, Piersanti Mattarella. A quarant’anni di distanza l’episodio, ma anche il contesto che ha visto maturare l’omicidio, viene raccontato in una pellicola firmata da Aurelio Grimaldi. Un cast d’eccezione con tanti attori siciliani per ricostruire il clima socio-politico che caratterizza il territorio, laboratorio di alleanze ma anche di decisioni che segneranno in maniera sanguinaria la storia di tutto il Paese. Non solo mafia. E’ l’abbraccio mortale con i servizi segreti deviati, con la politica, con le organizzazioni terroristiche. Destabilizzare per poi rappresentare la soluzione ai problemi creati. Un solco indelebile che la storia giudiziaria riassumerà con la “trattiva Stato-mafia”. «Il film racconta di Piersanti Mattarella – ha dichiarato il regista – un cognome molto familiare, soprattutto negli ultimi anni, agli italiani ma un nome: Piersanti Mattarella. Fu un uomo coraggioso, umanissimo che tentò, alla fine degli anni ’70 in collaborazione con Aldo Moro, che era il suo maestro, della Democrazia Cristiana un’apertura a sinistra. Il primo governo regionale in Italia, con il Partito Comunista, fu fatto in Sicilia. Questo progetto rivoluzionario portò al suo omicidio. Il film ricostruisce questi momenti. Non fu un omicidio soltanto mafioso, ma c’è di più». La pellicola arriva in un periodo storico per molti aspetti diverso. Non esiste più la DC, i giovani non sanno neppure cosa sia stata. Eppure un tempo tutto passava per il suo potere. «Ho sempre creduto – prosegue Grimaldi – e non ho mai smesso di cercare la storia. Il compito della memoria è fondamentale per ogni civiltà, per ogni comunità. In questo senso il cinema ha fatto molto. Il compito della memoria è indispensabile. Senza conoscere il passato non si può costruire nessun futuro». Già il passato. Perché la Democrazia Cristiana appartiene all’identità italiana. La DC non è stata cancellata da Tangentopoli; si è solo trasformata entrando in ogni forza politica ma deteriorando il suo originario valore. E vivendo in una eterna transazione istituzionale, moriremo democristiani.