Tre persone agli arresti domiciliari, divieto di esercizio di attività di impresa per un 51enne e sequestro di un patrimonio del valore di circa 1 milione e 400 mila euro. E’ questo il bilancio di una indagine portata a termine dalla Guardia di Finanza di Acireale che ha fatto luce su una serie di atti illeciti compiuti dagli amministratori e dai soci di una società che opera nel settore degli impianti telefonici in provincia di Catania. Secondo gli investigatori si appropriavano indebitamente delle risorse economiche dell’azienda utili a soddisfare i creditori. L’impresa era debitrice con l’Erario di circa 7milioni e mezzo. A partire dal 2013, da quanto emerge dai controlli, erano state operate delle cessioni di rami d’azienda, da una fallita ad una neo costituita. Oggetto di passaggio erano state pure ricche commesse appaltate da importanti aziende telefoniche. Se da un lato avvenivano questi movimenti dall’altro i soggetti in buona parte rimanevano identici. Proprietà e gestione della nuova impresa rimanevano in capo allo stesso management. In questo modo si ottenevano dalla precedente società immobili per un valore di oltre 800 mila euro. Le Fiamme Gialle hanno anche ricostruito indebiti pagamenti per fatture riguardanti operazioni inesistenti; un giro d’affari per 560 mila euro in favore di una ditta individuale utilizzata come cartiera e , tra l’altro, già esposta con l’Erario per 13 milioni. Dall’esame degli atti sono emersi anche altri particolari tra cui una pretestuosa denuncia di smarrimento della documentazione contabile. Mossa, questa, utile solo per rendere impossibile la ricostruzione di alcuni affari e occultare delle operazioni. L’azienda adesso è stata sequestrata e affidata alla gestione di un amministratore giudiziario per cautelare il patrimonio ed evitare che quanto rimasto possa essere disperso. Da tutelare, infatti, ci sono non solo i creditori ma anche i lavoratori dipendenti della società messa in piedi in un secondo tempo.
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