L’eterno scontro fascisti vs comunisti è superato. Bisogna essere concreti e risolvere i problemi. Parlare alla pancia della gente, come fanno i populisti e i nazionalisti, non serve perché i cittadini conoscono già ciò che non funziona. Occorre impegno. Occorre sapere gestire. Occorre essere efficaci ed efficienti. In questo modo si può sintetizzare il messaggio che, da Catania, Carlo Calenda ha voluto lanciare a tutto il Paese. Già ministro dello Sviluppo Economico, manager di successo in diverse imprese italiane e multinazionali, Calenda pone una vera sfida per gli italiani: la competenza vs l’incompetenza. «Perché siamo sempre insoddisfatti – ha detto ai microfoni delle radio del gruppo RMB – della Politica? Cosa ci porta ogni due anni a teorizzare una rivoluzione: il vaffa, la rottamazione, prima gli italiani. E poi sempre essere insoddisfatti? Il problema centrale e che nessuno gestisce più niente. Siamo un Paese che parla di fascisti, di comunisti, di riforme che non riformano, di leggi che dovrebbero cambiare tutto ma che non cambiano nulla e nessuno sta con il sedere sulla sedia a gestire. Qualunque azienda sarebbe fallita da decenni in questo modo. Oggi lo Stato italiano è a rischio fallimento perché uno Stato che non riesce a pagare la cassa integrazione, avendo i soldi, è uno Stato che non funziona più. Il tema è come portare tutti noi cittadini a capire che la Politica non è un conflitto ideologico perenne, tra fascisti e comunisti, che non c’è in nessun Paese occidentale. Il tema è la scelta di chi ha capacità di Governo, ha esperienza e sa implementare le cose».
Occasione dell’incontro catanese è stata la presentazione del libro “I mostri e come sconfiggerli” edizione Feltrinelli. Carlo Calenda pone l’accento sulla inconcludenza, una volta al potere, di chi alimenta le paure e cavalca i problemi invece di risolverli. «E’ il momento – prosegue – di mettere delle persone che hanno lavorato, che sanno gestire indipendentemente dal fatto che siano, più o meno, di centrodestra o centrosinistra purché riconoscano i valori della democrazia liberale e dell’appartenenza all’Europa».
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