Cateno De Luca, classe 1972. E’ lui il sindaco più amato dai siciliani. Secondo su scala nazionale, si classifica dietro solo ad Antonio Decaro, primo cittadino di Bari per il sondaggio del Sole 24 Ore. Arrivato a capo di palazzo Zanca, vincendo le elezioni amministrative del 2018, ha da subito messo sul tavolo diversi obiettivi. Su tutti spicca una impresa (quasi) impossibile: lo sbaraccamento. Una ferita che risale allo storico terremoto. Personaggio della politica siciliana, già sindaco a Fiumedinisi, suo centro natìo, e di Santa Teresa di Riva, parlamentare all’Assemblea Regionale Siciliana, lascia la poltrona conquistata alle regionali 2017 per la città dello Stretto. Nessuna novità. Proprio ai microfnoni del gruppo RMB, alla cerimonia di insediamento a palazzo dei Normanni, lo aveva detto: «voglio diventare sindaco di Messina». E così è stato. «Bisogna fare – ha dichiarato intervenendo in diretta all’interno della rassegna stampa di Radio Fantastica – quello che è necessario fare. E’ logico che questo possa significare che chi viene amministrato non comprenda, nell’immediato, la bontà dell’amministrazione. Alcune dinamiche sono soltanto chiare a chi sta dentro il palazzo. Se ci si rende conto che un provvedimento è sbagliato, nel merito, bisogna correggerlo perché la presunzione porta ad un doppio danno. E’ fondamentale avere le idee chiare e la fermezza sulle cose che bisogna fare». In molti ricordano le sue prese di posizione per i controlli agli arrivi, a Messina, durante l’emergenza Coronavirus, le dirette pomeridiane e all’alba. Iniziative che hanno comportato anche scontri istituzionali. Ma non si tratta di novità. Chi conosce i suoi precedenti politici, ricorda anni addietro la sua messa in “mutande” per protesta e la parola d’ordine: scateno! Per adesso rimane fermo al suo posto. Ma pensa a candidarsi alla presidenza della Regione? «Ho preso un impegno con Messina – prosegue – e lo voglio portare a termine. Continuo ad amministrare la città con i mie pregi e difetti ma sogno di chiudere la carriera politica da governatore dei siciliani».
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